Come si presenta la sua
città a chi oggi la vive quotidianamente?
Situata a 750 m sul livello del mare, si distingue
per la peculiarità del suo paesaggio rupestre,
scavato in un enorme blocco
d’arenaria
e costellato di numerose grotte naturali. Il nome
stesso infatti nella sua origine greca traduce il
termine “spelonca”, “grotta”. L’immagine che offre
oggi è quella di una città tranquilla e ordinata.
Tre validi motivi per visitarla?
Il Castello. Il simbolo di Sperlinga, della sua
storia, le cui origini risalgono per un verso ai
Siculi, nella parte scavata nella roccia, per
l’altro all’anno Mille.
Gli ingrottati. Si tratta di piccoli ambienti di uno
o due vani scavati nell’arenaria che costituiscono
il cosiddetto “Borgo rupestre”, dove un tempo
sorgevano le abitazioni dei coloni. Abitate fino
agli anni ’60, le cinquanta grotte del borgo oggi
fungono da magazzini. Il Comune ne ha acquistate
cinque per allestirvi un museo della civiltà
contadina e ricostruire gli ambienti tipici locali.
E per gli amanti della natura il bosco comunale è la
meta ideale.
Chi ne ha fatto la storia?
Gli abitanti del castello che durante il Vespro
siciliano, nell’anno 1282, hanno dato ospitalità ai
Francesi in fuga, che per quasi un anno rimasero
barricati nel maniero. Un episodio sottratto alla
leggenda e consegnato alla verità storica dallo
studioso Michele Amari attraverso il rinvenimento di
documenti nell’archivio della corona d’Aragona a
Napoli e immortalato dal Tasso nella sua Gerusalemme
conquistata con il seguente verso: “[..] o di
Sperlingo, al fin pietoso a’ Franchi [..]”.
Ispirata a questo episodio la frase latina incisa su
un arco a sesto acuto all’ingresso del castello:
QUO SICULIS PLACUIT SOLA SPERLINGA NEGAVIT (cio
che piacque ai siciliani sola Sperlinga negò).
Posso aggiungere che la storia l’hanno fatta le
numerose famiglie che ereditarono la baronia di
Sperlinga insieme con i feudi annessi: da Russo
Rubeo a Francesco Scaglione, dai Ventimiglia ai
Natoli, con questi ultimi fu innalzato per volere di
re Filippo IV alla dignità di principato; fino agli
Oneto che lo convertirono in Ducato e lo cedettero
ai Nicosia. Gli eredi degli stessi nel 1973 lo
cedettero al Comune.
Per quale aspetto della sua città va
personalmente fiero?
Per la salubrità dell’aria, che in uno ai beni
monumentali e alla insussistenza di criminalità
rendono Sperlinga un paese a misura d’uomo. Su
questi tre temi l’Amministrazione comunale si sta
spendendo con il massimo di energie.
Tra progetti da portare a termine e
traguardi ambiziosi da perseguire, come vede il
futuro della sua città?
Sperlinga ha l’opportunità di un rilancio turistico
eccezionale. Sta a tutti noi sapere cogliere questa
opportunità.
Una domanda che vorrebbe sentirsi
rivolgere sulla sua città e la risposta che darebbe.
Quale punto del suo programma vorrebbe realizzare in
via prioritaria?
L’apertura delle strutture socio-sanitarie in modo
da dare concrete risposte ai bisogni di assistenza
dei nostri cittadini e contribuire ad alleviare il
disagio occupazionale.